Filippo Sensi (Nomfup): “Restano valide le regole di sempre”

Ok, il mondo dell’informazione «sta vivendo un momento di straordinarie difficoltà», per varie e diverse cause, ma lamentarsi non serve a nulla. Quello che serve è «uno sforzo di immaginazione, di perseveranza, di responsabilità forse senza precedenti». Così la pensa Filippo Sensi, vicedirettore del quotidiano Europa, famoso nella twittosfera soprattutto come mente del blog collettivo di comunicazione politica Nomfup (acronimo senza peli sulla lingua per Not My Fucking Problem).

Il segreto, per Sensi, è guardare all’innovazione tecnologica non «come uno tsunami di professionalità e posti di lavoro», ma come un «motore di cambiamento in positivo». Il citizen journalism? Nulla di più e nulla di meno che uno stimolo, «un pungolo a fare sempre di più e meglio». Cambiano i supporti e le forme, non il metodo: «Il senso della notizia,  l’accuratezza nel lavoro di scavo, la forza di resistere alle pressioni, l’affidabilità nei confronti del lettore», continua Sensi,  sono regole che restano valide per tutti, «per chi stende elzeviri, per chi posta da un blog, per chi twitta o compone una slideshow online».

Giuliana De Vivo   @giulianadevivo

2 thoughts on “Filippo Sensi (Nomfup): “Restano valide le regole di sempre”

  1. Sarebbe bello se si smettesse di parlare di giornalismo al singolare. Nei giornali esistono privilegi e privilegiati, testimoni per tutte le stagioni e operai della parola. Sarebbe bello se ai giornalisti venisse concesso di poter lavorare su più media (doveroso) ma con coerenza di contenuto. Un punto di vista chiaro, esplicito per il lettore. Sono questo, mi interesso di questo temi e ho queste convinzioni. Studio questa materia, realizzo queste inchieste con un orizzonte chiaro per il lettore. Una forma di trasparenza per chi legge e una chiave di ricerca per chi scrive. Ecco questo sarebbe davvero bello.

  2. Grazie per la risposta. Concordo sull’esigenza di lavorare su più media. Ma quali sono secondo te le ragioni di questa mancanza di trasparenza? E dal punto di vista del giornalista, come si trasmette la chiarezza al lettore? Io resto convinta che la responsabilità sia comunque di chi scrive, e che un contenuto frutto di una ricerca onesta e un linguaggio semplice e diretto alla fine vengano premiati, anche dai lettori.

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