Fabrizio Gatti: «Senza inchieste la democrazia sarebbe più povera»

«Difficile dire come sarà il giornalismo di domani, sono in atto trasformazioni di cui non abbiamo ancora ben chiaro l’esito. Ma una cosa è certa: la precarizzazione dei giornalisti metterà in crisi una delle forme più nobili e difficili di questo mestiere: l’inchiesta». Fabrizio Gatti, l’inviato specialissimo dell’Espresso non ha alcun dubbio: «L’inchiesta in Italia è quasi del tutto morta e con il lavoro free lance rischia di scomparire completamente».

«Già il 90% delle inchieste che ogni giorno leggiamo sui giornali appartengono ad una categoria che potremmo definire di inchiesta conoscitiva», racconta Gatti. Si tratta cioè di quella rielaborazione giornalistica a partire da materiali già esistenti in grado di fornire una nuova lettura dei fatti. Un lavoro importante, è bene sottolinearlo, ma diverso per impostazione, energie e sforzi economici messi in campo dall’inchiesta investigativa. «Questo secondo tipo di inchiesta – continua Gatti – è sempre una scommessa. Non solo del giornalista, ma soprattutto dell’editore, il finanziatore e in ultima istanza il garante dell’investigazione».

L’inchiesta investigativa è innanzitutto un’operazione onerosa. Comporta spese  di progettazione, spese di viaggio, acquisto di materiali adatti e, soprattutto, di quell’insieme di coperture legali atte a tutelare il giornalista durante e dopo la sua ricerca. «La più comune spesa di un’inchiesta investigativa è quella della visura camerale, quei documenti registrati alle Camere di commercio che forniscono informazioni sulle imprese italiane . Solo nel mio ultimo lavoro ho dovuto spendere più di 800 euro per questo tipo di ricerche». Ma non è questo a spaventare l’inchiestista. «La paura più grande è quella di essere chiamati in tribunale, con richieste di risarcimento astronomiche». L’esperienza di Fabrizio Gatti gli ha insegnato che non importa quanto accurato e documentato sia un suo lavoro: pestare i piedi a qualcuno comporta quasi automaticamente una querela, il più delle volte a scopo intimidatorio: «In un momento di crisi, con le case editrici senza un soldo, proteggere i giornalisti diventa più difficile. Figuriamoci tutelare un free lance».

«L’inchiesta è la Formula Uno del giornalismo, ma senza tutele non vale niente», conclude Gatti. «E se muore l’inchiesta, diminuisce anche la possibilità dei cittadini di essere informati: un danno in grado di intaccare le basi stesse della democrazia».

Gabriele Pieroni @gapieron

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