Claudia Vago (@tigella): «Con la Rete c’è spazio anche per i cantastorie»

I giornalisti non bastano. Per sopravvivere nel futuro servono i cantastorie. Lei è una delle blogger più apprezzate della rete. Si chiama Claudia Vago, alias @tigella. Non è una giornalista, ma si occupa della promozione turistica per la regione Emilia Romagna.

Eppure a maggio sarà a Chicago per seguire e documentare le manifestazioni del movimento #occupychicago, grazie a un singolare esperimento di crowdfunding (ne ha parlato Riccardo Luna su questo blog). Claudia sarà infatti finanziata da 260 quote da 10 euro l’una, acquistate da comuni cittadini sul sito produzionidalbasso.com. Le notizie, ancora oggi e anche quando non sono confezionate da giornalisti, hanno un prezzo.

33 anni, oltre 10mila follower su Twitter e un nick che ricorda il pane dell’appennino modenese, Claudia risponde a modo suo a quella che definisce «la domanda del secolo»: che ne sarà del giornalismo fra 10, 20, 50 anni? «Non credo che il giornalismo tradizionale sparirà», dice, «ma forse la figura del giornalista verrà affiancata o dovrà includere anche quella di un altro genere di professionisti: cioè chi sa cercare in rete e filtrare le informazioni davvero interessanti, affidabili, utili». I cantastorie, appunto.

Il mondo dell’informazione si è allargato. Prima le notizie appartenevano ai giornalisti, ora sono un bene comune a tutti. «Io non sono una giornalista. E nemmeno una blogger in senso stretto. Mi definisco una cantastorie perché quello che faccio in rete è raccogliere e raccontare storie, spunti, costruire racconti a partire da piccoli frammenti di realtà, proprio come i singoli tweet», spiega. Un’attività simile a quella del giornalista che cerca la notizia e ne fa un articolo o un video.

I giornalisti di professione, però, hanno alle spalle una testata, un editore che fa da intermediario e non pubblicano quasi mai il materiale grezzo. I cantastorie parlano per sé, usano esclusivamente la Rete, selezionano le notizie e le trasformano in un post, in un cinguettìo che per molti ha la stessa validità di un articolo. I giornalisti ricevono un compenso per il proprio lavoro. I cantastorie, in genere, no. Ma le eccezioni non mancano.

Cinzia Franceschini @fraiznic

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