Francesco Costa: “Noi del Post, conservatori con le antenne”

Giornata tipo dei redattori della carta: arrivano verso le 10.30, agenzie, qualche telefonata. Alle 19 si mettono al lavoro sul pezzo. Alle 21 finiscono e se ne vanno. E una redazione web? Lo racconta a #faremonotizia Francesco Costa, firma del Post: “Lavoriamo dalle 7 alle 24, spesso iniziamo a scrivere da subito. Tre, magari quattro pezzi ciascuno entro sera. La giornata non è scadenzata e gli spazi per approfondire te li devi ritagliare”. Questione di ritmo, di disponibilità al sacrificio.

La stessa passione, lo stesso spirito critico. Ma tanta versatilità in più, questo si chiede al redattore del futuro. “Saper trattare argomenti differenti”, spiega. “E farlo con strumenti diversi: la parola, l’immagine, il video. Per un giornalista abituato a modi e tempi della carta può essere frustrante: è proprio su questi aspetti che si concentrano nell’ultimo periodo le trattative sindacali”. Ma il futuro è in rete, Costa non ha dubbi: “Perché i lettori sono lì, la pubblicità li sta seguendo e gli editori dovranno adattarsi”.

La vera sfida allora è conciliare la velocità del web con la qualità. “Potrà stupire, ma quello del Post è un progetto conservatore. Usiamo i nuovi media, certo, ma non urliamo i titoli, non ci piace lo “strano ma vero”, non mettiamo gallery fotografiche con vip seminudi”. Niente caccia ai contatti, una strategia che molti siti, anche in Italia, usano. “Ma non il New York Times e il Wall Street Journal, per noi sono quelli i modelli. Per questo siamo conservatori”.

Information overload, sovraccarico da informazioni, una sindrome molto diffusa tra gli internauti. E ai lettori naufraghi in un mare di contenuti, il Post cerca di offrire una selezione, il più possibile originale. “Ogni giorno monitoriamo centinaia di notizie, facciamo una scelta. Un lavoro per cui bisogna avere le antenne”. Cucina, così si definisce in gergo, ma con una decisiva componente editoriale. “Perché le notizie non sono mai riproposte tali e quali, ma verificate, tradotte, analizzate, fatte interagire tra loro. Saper anticipare le domande che il lettore si farà e rispondere, ecco la differenza”.

In questo il giornalismo 3.0 non è poi così nuovo. “Stiamo vivendo un’evoluzione, non una rivoluzione. Non ancora”. Perfino le versioni dei quotidiani per smartphone e iPad, secondo il redattore del Post, non sono che repliche dei giornali tradizionali, solo arricchite con gallery fotografiche o video. “Mi sembra che lo strappo non sia ancora arrivato”, conclude Costa. “Per questo è impossibile dire come sarà il giornalismo di domani. Un giorno arriverà qualcuno e lo inventerà”.

Filippo Santelli @filipposantelli

3 thoughts on “Francesco Costa: “Noi del Post, conservatori con le antenne”

  1. poi però mi spiegherete anche se lavorare dalle 7 alle 24 ci rende più giornalisti. Quando l’ho fatto (per un cartaceo) mi sono solo sentito più fesso: non è certo la quantità di ore passate davanti ad uno schermo a fare un cronista. Poi non leggo una definizione del Post. Perchè se parliamo di aggregatore più che di giornalismo parleremmo di gatekeeping. Non è un male, ma è altro, no? Io almeno la penso così.
    Ah: l’aspetto su cui si concentra nell’ultimo periodo la trattativa sindacale è quello di pagare i giornalisti. No perchè ci sono alcune testate, molte quotate e fighe che predicano e poi fanno firmare contrattini precari che manco il call center degli aspirapolvere pakistani. Lo strappo è arrivato, come no: è quello dell’estratto conto a fine mese.

  2. C’è stato un equivoco, sicuramente sono stato poco chiaro io: non lavoro dalle 7 alle 24, sarei già morto. Intendevo che al Post lavoriamo dalle 7 alle 24, distribuiti su più turni. Il Post è sia aggregatore – critico, non meccanico – di contenuti buoni che trova in giro che produttore di contenuti “originali”: a noi che lo facciamo e ai molti che lo leggono sembra un’attività giornalistica al cento per cento, simile ad altri modelli editoriali stranieri. Le trattative sindacali all’interno delle redazioni – si vedano quelle recenti al Corriere, una su tutte – vertono anche molto sui rapporti tra carta e online, su quello che i giornalisti del cartaceo devono e non devono fare, e a quali condizioni, per il sito Internet, e viceversa.

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