Luca Alagna (@ezekiel): «Far competere Twitter con il giornalismo è stupido»

      

Spero che non cambi il modo di fare buon giornalismo e spero che internet e i social media penalizzino il cattivo giornalismo: quello pigro, tendenzioso, autoreferenziale». Luca Alagna (meglio noto come @ezekiel su Twitter) è un web strategist e ha iniziato a usare Twitter come fonte di informazioni nel 2009, per seguire la rivoluzione iraniana. Non è un professionista della notizia, ma il suo account è seguito da 4949 persone che trovano interessante e affidabile quello che scrive.

Ma Luca mette subito le cose in chiaro: «Il giornalismo è il giornalismo. Cambiano alcune metodologie ma non si può pensare che il giornalismo diventi “io che twitto”». Secondo lui le nuove tecnologie sono solo strumenti che però non cambieranno i principi fondamentali e la preparazione necessaria per fare questa professione. «I giornalisti devono confrontarsi con il mondo dei social media, ma queste due realtà non devono fondersi», avverte. Il rischio, altrimenti, è creare nuove forme di sfruttamento e di «sottogiornalismo». Le testate non devono neppure tentare di essere rapide quanto Twitter: «Non sono due mondi paragonabili. In questa corsa continua alla velocità non vince nessuno. I giornalisti fanno male il loro lavoro e Twitter non avrà mai lo stesso valore di un quotidiano».
I social network possono al limite introdurre un fattore di miglioramento: quello che Luca individua nel passaggio dall’autorevolezza alla reputazione. Ora che grazie a internet chiunque può reperire le informazioni da molte fonti diverse, i quotidiani non possono più proporsi come hub centralizzati dell’informazione. La credibilità di un giornalista non sarà più legata, quindi, al fatto di scrivere per una testata autorevole, ma dalla reputazione che lui stesso riesce a costruirsi grazie a quello che scrive.
«Io vorrei che cambiassero innanzitutto gli editori» dice Luca: sono loro che devono rendersi conto che i modelli di business usati finora sono destinati a modificarsi. Sono gli editori, secondo Luca, che devono mettersi in gioco e promuovere quello che sarà un «cambiamento culturale epocale. Se non lo capiscono adesso che stanno fallendo…».

Eleonora Brianzoli @lemonchica

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