Ivan Scalfarotto: «Impariamo a fare anche le domande scomode»

«La carta stampata non avrà vita lunga, ma non è un problema di supporto». Sul giornalismo del futuro Ivan Scalfarotto, giovane politico, collaboratore del Post e dell’Unità, ha le idee chiare. «Si può fare buona musica senza imprimerla su cd o bei libri senza utilizzare la carta». Ma allora qual è il punto? «Riuscire a non perdersi nel mare magnum dell’informazione che di questi tempi corre veloce. Ci serve qualcuno che interpreti e racconti i fatti con autorevolezza e professionalità».

Lui, che per molti anni ha vissuto tra Londra e Mosca, del giornalismo italiano non ha una buona opinione. «Non svolge quel ruolo di maieutica fondamentale per il lettore. Il racconto giornalistico è prevedibile. La stampa straniera mette il politico sulla graticola. In Italia invece si porge la domanda gradita. Per questo sono convinto che in un momento di grande cambiamento ci voglia anche una rivoluzione di contenuti».

Come? «Semplice. Il giornalista deve risponde al lettore e non al potere. Siamo in deficit di democrazia. Qualcuno dovrebbe chiedere conto a Vespa di tutte le domande scomode che avrebbe dovuto fare ai suoi ospiti e che non ha mai fatto. Per farsi un’idea di cosa sia il giornalismo basta guardare una puntata di Hard Talk su BBC World. Nessun politico sta mai seduto comodo su quella poltrona. Mai. La democrazia non è solo andare a deporre una scheda in una scatola di cartone. Democrazia è vivere in un posto dove puoi liberamente accedere alle informazioni che ti servono a farti un’opinione per poter poi votare in modo consapevole».

Ma poi ci sono le notizie che viaggiano sui social network, dove Scalfarotto conta già di un blog fin dal 2005 e 9.909 follower sull’account (@ivanscalfarotto). «Una cosa è raccontare su twitter quello che accade in piazza Tahrir, un’altra è saper collegare gli eventi, tracciare un filo rosso tra le aree geopolitiche interessate. Paradossalmente credo che oggi il mestiere sia più necessario di prima: verificare i dati, spiegare la realtà in maniera credibile e competente è un dovere, se possibile, ancora più forte».

Silvia Ragusa @daenerys14

One thought on “Ivan Scalfarotto: «Impariamo a fare anche le domande scomode»

  1. Caro Ivan, un paio di considerazioni:
    non pensi che il sistema della stampa e dei media informativi in Italia sia dopato?
    Con una Rai (nata) lottizzata, come è possibile un servizio giornalistico o di approfondimento svincolato, libero dai poteri che lo sostengono?
    Altro tema: il finanziamento pubblico ai giornali.
    Testate che nascono/diventano organi di partito per accedere ai finanziamenti.
    Potrà mai un giornalista che opera in questo contesto essere veramente libero?
    Non parliamo poi degli editori illuminati… ne esistono ancora?

    Ma il problema vero è proprio è che temo che questo schema non verrà mai infranto. Quanto meno nel mondo della carta stampata. Ad un giovane giornalista non rimane altro che investire nella rete, vedi @tigella…

    un saluto Massimiliano @maxisuper

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