«Pensa, twitta, filma». La ricetta social di Paolo Tacconi

Conoscenza della tecnologia, un’infarinatura di economia dei media, saper scrivere e fare siti, non smettere mai di pensare, stare in strada e metterci qualità. Ecco la ricetta del giornalismo di domani.

È un fiume in piena Paolo Tacconi, Executive Producer di MSN, ex direttore editoriale di Virgilio.it ed ex vice caporedattore di Corriere.it. Lui il mondo dei new media lo conosce bene ed è pronto a scommettere che la fame di notizie non calerà mai. «La domanda di informazione cresce di giorno in giorno: da pochi media principali (quotidiani, reti televisive) si passerà a una pluralità di fonti professionali, semiprofessionali e amatoriali», commenta. «La comunicazione e il giornalismo “medi” tenderanno a sparire ma le buone idee, le storie belle e interessanti, galleggeranno sempre, in un sistema  sempre meno intermediato da editori tradizionali. Non ci saranno più pagine da riempire ma piuttosto storie da raccontare». Si andrà così verso una polarizzazione tra il mondo dell’informazione continua tramite web, tablet e tv e il mondo dello “storytelling”, la narrazione, per sua natura più legata a strumenti cartacei o simili alla carta come gli e-book.

Già oggi Internet, Facebook e Twitter hanno cambiato il giornalismo. Ma è difficile prevedere a che punto si arriverà. «Nell’online ho visto un’accelerazione più forte negli ultimi 3 anni rispetto agli ultimi 10», continua Paolo. «Oggi il giornalista deve saper leggere i “segnali sociali” online e usarli come fonte di informazione. E deve saper produrre video di buona qualità. Il social e il video making sono aree in grande sviluppo dove i fondamentali del giornalismo contano moltissimo. Qualche viaggio all’estero, nel Nord Europa o in Estremo Oriente dove i fenomeni tecnologici sono più avanzati, aiuterebbe a capire come si sta evolvendo la professione».

Lo stesso modo di fare televisione è destinato a cambiare profondamente. «Si stanno aprendo una infinità di canali in alta qualità accessibili a tutti e con costi di produzione relativamente bassi. Quando si aprirà l’accesso agli schermi televisivi il problema diventerà produrre abbastanza contenuti per servire i consumatori, e chi lo saprà fare avrà un lavoro bello e gratificante».

Paolo non vuole sentir parlare di “conservazione” della professione («Come cittadino sarei preoccupato di una classe giornalistica la cui unica ambizione fosse la sopravvivenza»). E non dimentica di citare la stampa specializzata, elemento cardine della sua formazione professionale. «Anche qui in Italia il mondo editoriale e imprenditoriale legato all’informazione tecnica e specialistica, dalla medicina all’arte alla tecnologia, è sempre molto attivo. E resisterà meglio dell’informazione generalistica al cambiamento in atto. È un ottimo punto d’accesso, la perfetta palestra per un giornalismo che si adatta ai tempi».

Elia Milani @elia_milani

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